Un viaggio attraverso la mente di un eccentrico, rischiando di ritrovarsi nella propria.

Volete rischiare di essere mangiati?

lunedì 1 febbraio 2010

Capitolo II - Discordanza

La discordanza in alcuni casi è un dono che ti rende protagonista e famoso. In altri casi è una condanna che ti isola dagli affetti.
La piccola creatura intraprese immediatamente e precocemente il suo cammino nel mondo degli affetti con tutto l'entusiasmo del caso. Già da giovanissimo aveva trovato la compagna della sua vita. Mi ricordo ancora il giorno che pronunciò le sue "ultime parole famose": con lei vivrò tutta la vita, la amerò e avrò cura e rispetto di lei. In realtà era solo la prima di oltre cento disavventure che l'avrebbero portato dal cielo al fetido puzzo del cinismo. E viceversa. Ma non è tanto il caso di soffermarsi sul rapporto di coppia che non va. Quanto sul concetto di discordanza. Un legame nasce per tante ragioni e in tante modalità. Ci si lega perchè ci si riconosce simili, oppure al contrario perchè si cerca la diversità. Si va daccordo con chi ci capisce e previene ogni nostro desiderio e ogni nostra necessità. Ma non si riesce anche a fare a meno di desiderare chi non ci capisce e ci spalma di bianco e nero a seconda dell'umore. Quest'ultima modalità oltre a non capirla ancora bene mi sta di un antipatico incommensurabile. E' possibile unire diversità di razze, professioni, segni zodiacali, caratteri e addirittura odori chimici incompatibili. Ma la discordanza no. Non va daccordo con nulla. Allora vale la pena di provare ad identificarla per cercare di capirla. Se l'incompatibilità stesse solo nella diversità offenderei il genere umano. Non che per altre questioni non meriti di essere offeso. Non seguire una moda è diversità. Non volersi omologare alle abitudini, cercare la propria creatività nell'innovazione, mettere sempre in discussione le regole, voler cercare metodi e percorsi alternativi o opposti anche se con avveduta ragione, sfuggire ai messaggi dei mass media. E ancora irrigare campi interi di incontaminata sensibilità, ostentare l'affetto oltre il verosimile concepito, pasteggiare con gusto la gratuità. Tutti questi e innumerevoli altri esempi di forme di dissonanza hanno tutti un fattore comune ed è lì che si trova la ragione del fallimento della discordanza nella sopravvivenza affettiva: la sopravvivenza di una specie risiede nella sua capacità di coesione in gruppi organizzati e omogenei. Non è quindi tanto importante il valore assoluto di un'idea o di un principio. Molto più determinante è il rappresentare profondamente e non superficialmente la garanzia di omogeneità. In essa ci sono già tutti i parametri riconosciuti di ottemperanza ai doveri di sopravvivenza della specie. Non di evoluzione. Di sopravvivenza. Come le grandi tette per gli uomini, le spalle per le donne. Come i gesti di maternità di una femmina o la riconoscibilità come leader di un maschio. Sono le regole del gruppo. Non ha la minima rilevanza la giustezza delle motivazioni di un discordante.
Per fortuna non consideravano ciò tutti coloro che nella storia hanno vissuto la missione dell'evoluzione con diritto ottenuto per nascita cerebrale. Altrimenti invece che scrivere con i tasti della mia tastiera adesso starei scolpendo la pietra.
Resta ancora da vedere un secondo tipo più grave di discordanza: quella interiore. Questa si che è veramente dannosa; non solo per i legami, ma soprattutto per noi stessi. Ce se ne deve occupare presto di questo tema che sembra apparire subito come una macchia di colore indefinito.
Comunque il pumetto era contento della lucentezza del suo manto sempre più nero. Di fronte a certe scoperte concettuali che ti danno la tranquillità interiore dell'essere coerenti, si verifica la magia del volersi bene. E poco importano i dettagli pratici di come gestire il problema fisico degli affetti. Per ora.

1 commento:

  1. Tutti riccordiamo i racconti della buona notte della nostra infanzia...la scarpetta di Cenerentola,il rospo che si trasforma in principe, la bella addormentata risveglata da un bacio...E poi vissero felici e contenti...Favole...sono come i sogni...il problema è che non si avverano mai. Sono gli altri racconti che comminciano con notti scure e tempestose e che finiscono nel innenarabile...Sono gli incubi che diventano realtà...La persona che ha inventato la frase "e vissero per sempre felici e contenti" dovrebe essere presa a calci...La realtà e molto più buia , più burrascosa, più viva...siccuramente più interessante...:)!

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