Un viaggio attraverso la mente di un eccentrico, rischiando di ritrovarsi nella propria.

Volete rischiare di essere mangiati?

giovedì 22 aprile 2010

Capitolo IX - Passione


La malattia è una forma molto particolare di energia. E' un modo della natura per porre rimedio alla razionalità dell'uomo, presuntuosa, boriosa ed arrogante. Contrariamente a quanto possa sembrare ad un primo giudizio superficiale, c'è molto equilibrio nelle patologie. Anzi l'equilibrio è proprio il loro obiettivo. Un metodo spietato che non guarda in faccia nessuno, non tiene conto di ceti sociali, posti geografici, condizioni economiche, culturali e tecnologiche. Uno strumento impassibile con uno sguardo assolutamente obiettivo, come una livella, che impeccabilmente dice se una superficie è orizzontale o no. Senza mezzi termini.
La passione, concetto inteso come fratello minore dell'innamoramento, entrambi figli dell'Amore, è anche essa una sorta di malattia. Ne ha le stesse caratteristiche sintomatiche. Arriva quando meno ce l'aspettiamo, non si può scegliere la persona a cui rivolgerla, sembra non avere delle ragioni che la razionalità può spiegare o comprendere, non può essere simulata, ma semmai può essere spenta con medicine a base di astensione dall'abbandono, di sfiducia, interessi materiali dell'io individualista troppo pressanti, ed altre "cure" coscienti o subcoscienti che ora mi sfuggono.
E' evidente un fatto: la passione o la si prende o no.
La mia riflessione vuole essere ora sul motivo per cui esiste questa malattia. Se le patologie hanno il senso di un equilibrio della natura in che modo essa intende fare ordine con questo strumento? E' un virus che esiste da moltissimo tempo. Da quando l'uomo ha la capacità di scrivere della propria storia si parla di questa passione. Si dice addirittura che ad essa si deve il fatto che la terra ruoti! A volte alcune forme virali sono nate per induzione derivante dal comportamento dell'uomo. Alcuni ceppi di batteri o virus conformano la propria forza per sopravvivenza in base alle condizioni in cui vivono. E l'uomo in passato ne ha già determinato dei mutamenti. Forze anche la passione è una derivazione del comportamento dell'uomo? La solita osservazione del mondo animale in questo caso ci mostra che esiste una forma di attaccamento fra due esseri di una specie, ma l'interepretazione è piuttosto primordiale e ci riporta alla procreazione e continuità della specie. Non c'è traccia nel mondo naturale di quello che noi chiamiamo passione. L'esaltazione del proprio stato emotivo che sfocia in una pulsione fisica, che genera irrefrenabilità compulsive, non ha eguali nel mondo animale. Mi viene in mente allora che una possibile soluzione sia quella che madre natura provi ad insinuarsi nel nostro inconscio per suggerirci la via dell'unione di una coppia.
I tempi moderni sembrano accorgersi di questo. Infatti fra tutte le soluzioni tecnologiche adottate per sconfiggere i vari mali che affliggono l'umanità, sembra essercene una geniale ed invisibile, estremamente evoluta e dilagante come un antivirus. Questa si manifesta attraverso la derisione del romanticismo, l'umiliazione del rapporto fisico a portarlo verso un abbassamento di livello schifosamente freddo ed egoista o peggio privo di senso, inni all'individualista affermazione di gelidi esseri sociali, il bandire l'abnegazione.
Mi auguro vivamente che si trovi una cura per mali come il cancro e l'HIV poichè portatori di morte. Alla stessa maniera mi auguro che non si trovi una cura per la passione poichè portatrice di vita.

mercoledì 14 aprile 2010

Capitolo VIII - Intensità


Non c'è dubbio che l'intensità è una delle forme di energia più interessanti della vita. La ricerca spasmodica di un'emozione, il desiderio di abbandono verso una persona o verso un sentimento o verso un'esperienza. L'ansia di dare e ricevere, la sete di piacere e di dolcezza. L'avidità di passione, complicità e ricerca dell'unione perfetta, trasformando la fiducia nell'altro in magia del consumare ed essere consumati. L'esasperazione di un'irrilevanza e l'esagerazione cosciente. L'insistenza incurante del fastidio. La meticolosità dell'analisi che ci porta dal generale al particolare, come una sorta di esplorazione millimetrica dell'universo.
E' chiaro che ci vuole molta energia per avere intensità. Alcune persone ne hanno innata e inestinguibile fonte, altri ci lavorano con sempre rinnovata ambizione per averne. Poi ci sono molti che riescono a vivere tranquillamente una vita ignorandone totalmente l'esistenza. Si perchè guardandola dal punto di vista dell'energia è evidente che ne è una forma che consuma, brucia, spende la vita. Non è sicuramente un buon metodo per la sopravvivenza, l'autoconservazione. Non è un elisir di lunga vita. Anzi potrei arrischiare a dire che nel binomio controverso fra sopravvivere e vivere è un prefetto sinonimo di quest'ultimo. Se è razionale e metodologicamente corretto inquadrare, ordinare, ci può essere intensità anche in questo, sicuramente, ma la forma che ho in mente io è in generale qualcosa che tende più al caos e all'abnegazione. Riflettere su quale canale dedicare alla propria esigenza di intensità è anch'essa una scelta di vita che andrebbe meditata col cuore e con la maturità. Per esempio alla domanda se essa possa essere trasferità o insegnata o semplicemente trasmessa, come una sorta di contagio, mi piacerebbe saper rispondere. Anzi mi piacerebbe decisamente saperlo fare. Per questo scopo potremmo partire proprio dal riconoscimento di essa come forma di energia e da questo assunto dedurre che può essere controllata e canalizzata. Mi viene in mente che anche un tornado lo è, ma scientificamente siamo ancora indietro sul discorso del controllo. Scherzi a parte ogni forma di vigore che nasce dal nostro interno è insieme meravigliosa e potenziale. Trasformarla in calorie è uno dei piaceri della vita.