
Come tutti gli altri ideali anche la complicità è fisicamente percepibile. E’ una forza che produce un’energia maestosa e romantica. E’ l’ingrediente principale dell’Amore. Se è vero che per gli ideali si può morire, la complicità può essere l’idea stessa di accettare di morire. E’ rinnegazione di se stessi al fine di esaltare quello che essa rappresenta, ovvero la perfezione di un’unione. Esistono diverse forme di intesa. Alcune si possono costruire con razionalità, interesse, dovizia; ma quella che ho in mente io è più una forma rara che si può più che altro scoprire. Due sguardi costruiscono da soli senza null’altro uno spettacolo di incredibile bellezza che dura per ore, portando gli artefici ad essere protagonisti, pubblico, scenografia, contesto, sceneggiatura, musica ed emozione tutto contemporaneamente e senza alcuna necessità di altro. Senza necessità di parole o di gesti la comunicazione assume la sua forma più perfetta rendendo ridicolo anche il concetto di telepatia. E se uno sguardo può essere così nutriente può essere anche uno degli esempi migliori della tangibilità di un ideale come lo intendo io. E’ il caso di due persone che in un autobus stracolmo di gente si guardano a un metro di distanza. Magicamente tra loro si crea un vuoto, dovuto al fatto che la gente si vergogna di trovarcisi in mezzo. Avverte un disagio evidente nell’attraversare quel campo di forza che per l’appunto è tutt’altro che evanescente. E da qui in poi si può solo che avere l’imbarazzo ma direi piuttosto il gusto della scelta. Si costruiscono situazioni che farebbero vergognare chiunque da solo abbia un minimo di decenza o pudore nei confronti di chi sta attorno e si scopre come all’improvviso chi sta attorno svanisca in un puntino ridicolmente lontano e insignificante. Si può avvertire la potenza di avere il mondo in un palmo di mano anche se in realtà chi guarda da fuori vede solo due teneri ingenui fragili e impotenti verso la vita come lo è d'altronde l’essere umano. E quella potenza è aria che si respira davvero, non per finta. Aria che permette realmente di portare nutrimento al sangue che arriva al cuore. Tutto l’opposto che una lotta alla propria realizzazione personale nei confronti dell’altro la complicità dell’altro è il miglior modo per regalare la realizzazione personale. Come questo gioco di parole anche la complicità come un gioco meraviglioso è la più seria delle basi per costruire qualunque cosa di reale e tangibile come un palazzo di muratura, una famiglia, una sopravvivenza, una vita alla grande. Tutto l’opposto che un metodo di giudizio la complicità costruire anche nell’errore. Oltre che un atto profondo di fiducia è proprio il divenire parte integrante di un’ unità che finisce per non essere più estranea al nostro io più intimo anche oltre il campo dell’inconscio. La complicità è una rappresentazione geniale del concetto del tao. Attraverso di essa gli opposti si uniscono naturalmente. Si riesce a immaginare la potenza di ciò? Se la complicità crea dipendenza dall’altro è la complicità stessa dell’altro che ci fa sentire liberi dalla dipendenza. Essa è intuire, anticipare, comprendere, accompagnare, osservare, ascoltare, ignorare, scordare, ricordare, distorcere, sporcare, pulire, raddrizzare, eludere, infrangere, compenetrare, rispettare, godere, anche liberamente annoiare, costruire un insieme, distruggere un limite, costruire un limite, distruggere un insieme, percepire, assopire, annebbiare, occludere, chiarire, trasparire, sorreggere, scoraggiare, incoraggiare, stroncare, mistificare, profanare, vivere e morire. Come si fa a immaginare un Amore senza tutto questo? Come si può immaginare un Amore più grande di tutto questo? Come si può concepire un Amore senza complicità? Cosa manca, avendo tutto questo, per dire di aver trovato l’Amore?
Chi non cerca la complicità ottiene un insipido compromesso con la vita.

