Un viaggio attraverso la mente di un eccentrico, rischiando di ritrovarsi nella propria.

Volete rischiare di essere mangiati?

mercoledì 31 marzo 2010

Capitolo VII – Complicità


Come tutti gli altri ideali anche la complicità è fisicamente percepibile. E’ una forza che produce un’energia maestosa e romantica. E’ l’ingrediente principale dell’Amore. Se è vero che per gli ideali si può morire, la complicità può essere l’idea stessa di accettare di morire. E’ rinnegazione di se stessi al fine di esaltare quello che essa rappresenta, ovvero la perfezione di un’unione. Esistono diverse forme di intesa. Alcune si possono costruire con razionalità, interesse, dovizia; ma quella che ho in mente io è più una forma rara che si può più che altro scoprire. Due sguardi costruiscono da soli senza null’altro uno spettacolo di incredibile bellezza che dura per ore, portando gli artefici ad essere protagonisti, pubblico, scenografia, contesto, sceneggiatura, musica ed emozione tutto contemporaneamente e senza alcuna necessità di altro. Senza necessità di parole o di gesti la comunicazione assume la sua forma più perfetta rendendo ridicolo anche il concetto di telepatia. E se uno sguardo può essere così nutriente può essere anche uno degli esempi migliori della tangibilità di un ideale come lo intendo io. E’ il caso di due persone che in un autobus stracolmo di gente si guardano a un metro di distanza. Magicamente tra loro si crea un vuoto, dovuto al fatto che la gente si vergogna di trovarcisi in mezzo. Avverte un disagio evidente nell’attraversare quel campo di forza che per l’appunto è tutt’altro che evanescente. E da qui in poi si può solo che avere l’imbarazzo ma direi piuttosto il gusto della scelta. Si costruiscono situazioni che farebbero vergognare chiunque da solo abbia un minimo di decenza o pudore nei confronti di chi sta attorno e si scopre come all’improvviso chi sta attorno svanisca in un puntino ridicolmente lontano e insignificante. Si può avvertire la potenza di avere il mondo in un palmo di mano anche se in realtà chi guarda da fuori vede solo due teneri ingenui fragili e impotenti verso la vita come lo è d'altronde l’essere umano. E quella potenza è aria che si respira davvero, non per finta. Aria che permette realmente di portare nutrimento al sangue che arriva al cuore. Tutto l’opposto che una lotta alla propria realizzazione personale nei confronti dell’altro la complicità dell’altro è il miglior modo per regalare la realizzazione personale. Come questo gioco di parole anche la complicità come un gioco meraviglioso è la più seria delle basi per costruire qualunque cosa di reale e tangibile come un palazzo di muratura, una famiglia, una sopravvivenza, una vita alla grande. Tutto l’opposto che un metodo di giudizio la complicità costruire anche nell’errore. Oltre che un atto profondo di fiducia è proprio il divenire parte integrante di un’ unità che finisce per non essere più estranea al nostro io più intimo anche oltre il campo dell’inconscio. La complicità è una rappresentazione geniale del concetto del tao. Attraverso di essa gli opposti si uniscono naturalmente. Si riesce a immaginare la potenza di ciò? Se la complicità crea dipendenza dall’altro è la complicità stessa dell’altro che ci fa sentire liberi dalla dipendenza. Essa è intuire, anticipare, comprendere, accompagnare, osservare, ascoltare, ignorare, scordare, ricordare, distorcere, sporcare, pulire, raddrizzare, eludere, infrangere, compenetrare, rispettare, godere, anche liberamente annoiare, costruire un insieme, distruggere un limite, costruire un limite, distruggere un insieme, percepire, assopire, annebbiare, occludere, chiarire, trasparire, sorreggere, scoraggiare, incoraggiare, stroncare, mistificare, profanare, vivere e morire. Come si fa a immaginare un Amore senza tutto questo? Come si può immaginare un Amore più grande di tutto questo? Come si può concepire un Amore senza complicità? Cosa manca, avendo tutto questo, per dire di aver trovato l’Amore?
Chi non cerca la complicità ottiene un insipido compromesso con la vita.

mercoledì 10 marzo 2010

Capitolo VI - Velleità


Nevica. Silenziosa, bianca, leggera neve. La stessa neve che sfonda i tetti, che impedisce di tirare fuori la macchina dal vialetto di casa, che blocca il traffico, che fa chiudere scuole e uffici, che permette il ricco mercato delle settimane bianche, che completa il ciclo delle stagioni della natura favorendo alcune specie e svantaggiando altre per la sopravvivenza. Decisamente un bell'esempio di potenza. Il kung fu è come la neve, gentile, fluida ma quando ti accorgi di lei ormai sei intrappolato. Uccide solo in casi estremi. La velleità è come la neve. E' una forza che agisce silenziosa con incredibile ed ostinata costanza, anche oltre il conscio. Come tutte le grandi forme di energia è difficile controllarla. Spesso è la fonte dell'egoismo e dell'individualismo degli imprenditori. E' il carburante che spinge i giovani ragazzi a partecipare alle trasmissioni dei talent show. E' la suggeritrice silenziosa che accompagna tutti coloro che dicono di avere passione per qualcosa. Raramente ho incontrato colleghi musicisti che finalizzavano al gusto della semplice fruizione la loro creatività. Ovviamente a discapito di quanto affermano. Desiderio di affermazione, voglia di attenzioni, brama di potere, avidità di denaro, ma anche ricerca di raqgiungimento di un obiettivo, costruzione di una professionalità. Anche la semplice istintiva sopravvivenza può apparire come velleità. Proprio da qui infatti partirei per esporre il mio punto di riflessione. Nella gestione di questa notevole forma di energia possiamo affiancarle due classificazioni in positivo e in negativo, ovvero rispettivamente stimolo e pretesa. Come si capisce quando sto guidando la mia ambizione oltre la coltre della prevaricazione? Quando oltrepasso il confine dell'agonismo per entrare nel campo della rivalità? Se è un assunto che la autocoscienza è principio necessario all'autocontrollo in questo caso trovo veramente difficile riconoscere un eccesso. Accetto volentieri suggerimenti. E' facile riconoscere infatti un'infiammazione o una contusione. Molto più difficile è individuare quelle microtensioni che quotidianamente ci fanno tenere le spalle non completamente rilassate. Fermatevi un attimo in un momento qualunque della giornata e provate a concentrarvi sulle vostre spalle. Scommetto una pizza che riuscirete a farle scendere anche di un solo millimetro, a simboleggiare che non erano completamente rilassate. La molla che guida le nostre azioni a lungo termine ha questa stessa dinamica. Sono tanti piccoli progetti che portiamo avanti con persistenza perchè vogliamo arrivare ad un obiettivo. Fin qui tutto chiaro. E' su quale sia per certi versi questo obiettivo che vedo deformare il viso di questa gentile dama velleità in un mostro mitologico. Quale può essere l'obiettivo di certi politici, di cinici imprenditori, dei terroristi? Cosa vogliono ottenere? Denaro, potere? Ok e dopo che li hanno ottenuti? Una volta che ammettiamo arrivino a conquistare il mondo cosa ci farebbero? Cosa altro potrebbero volere dopo in più? La somma negli algoritmi ha il solo senso di essere un operatore per lo svolgimento di una funzione. Siamo sicuri che la felicità richieda veramente molte velleità? Pensavo ponendomi questa domanda di uscire fuori tema aggiungendo una variabile di troppo a questo sistema. Pensavo infatti di dover fissare il concetto di felicità. Dare per scontato che so qual'è il punto di arrivo e questionare sull'energia che serve per raggiungerlo. Ma sbagliavo perchè in realtà esiste già una variabile aggiuntiva che aleggia nel nostro inconscio. E' il come. Ecco la risposta al perchè delle violenze del mondo. Le persone o i gruppi o il popolo che non hanno nella cultura quel determinato concetto di morale o valore non valutano nell'equazione la variabile del modo. Il detto "il fine giustifica i mezzi" in questo ambito non funziona poichè il mezzo è parte del fine! Allora la velleità in quel caso si macchia di negatività.