Un viaggio attraverso la mente di un eccentrico, rischiando di ritrovarsi nella propria.

Volete rischiare di essere mangiati?

giovedì 18 febbraio 2010

Capitolo V - Sete


Molti animali della mia specie hanno evoluto strumenti di sopravvivenza. Io invece ho sete. Una sete insaziabile, radicata nel profondo della mia essenza.

venerdì 12 febbraio 2010

Capitolo IV - Equilibrio


Inseguo quotidianamente il principio dell'equilibrio da molti anni. Da 20 circa pratico infatti una disciplina, il Tai Chi, che fonda tutta la sua forza sul bilanciamento delle energie. Ci sono molti modi di percepire uno sbilanciamento di energie. Un eccesso è una deviazione dei pesi verso gli estremi. Bisogna quindi stabilire innanzitutto qual'è il centro. Se il centro è l'essere umano la storia e la sociologia sono lo strumento per capire il baricentro. Se parli invece di amore, divertimento o ti riferisci ad un io interiore, è l'equilibrio interiore di ciascuno il punto cardine. Ognuno rappresenta un universo di parametri e unicità. Per cui non è possibile stabilire a priori un ideale asse assoluto. Però è guardando noi stessi con la capacità di una psicoanalisi che possiamo stabilire cosa ci porta fuori dall'orbita. Questo chiaramente non include aspetti di carattere oggettivo empirico. Per esempio non c'è bisogno di discutere su come capire quanta cioccolata bisogna mangiare per sentirsi male! Per quanto per esempio discutevamo in sede di corso di educatori scout tanti anni fa su quale fosse la quantità tollerabile di alcohol per un ragazzo. Il docente affermava che tale quantità è pari a zero. Qualunque numero sopra lo zero è solo dannoso. Personalmente invece posso usare questo esempio per chiarire cosa intendo per baricentro. Io timidello introverso adolescente ho tratto molto giovamento dalle sbronzette prese al liceo, poichè rispetto al centro già idealista e razionale del mio carattere questo eccesso in realtà ha bilanciato l'equazione. Un mio compagno di classe invece è morto di overdose pochi anni fa. Per lui questo eccesso non bilanciava un fico secco.
Tornando a monte credo che spostare il unto di vista sull'egocentrismo ci risparmi di dover parlare del concetto di paragone. Diversamente infatti per sapere se stai amando troppo dovresti sapere che significa amare di più. Arriveremmo in un batter d'occhio alle domande sui confini dell'universo. Invece guardare al proprio equilibrio interiore significa giudicare e riconoscere un eccesso relativamente al nostro storico personale. L'altro mio chiodo fisso è rappresentato dall'importanza degli eccessi. L'energia non è ne positiva ne negativa. E' il nostro controllo di essa che la rende schierata e categorizzata. per voler fare l'ingegnere (ma per carità rinnego immediatamente) 100kg di cemento che viaggiano sulla mia testa sarebbero indicati come energia negativa (per me). Gli stessi 100 kg di cemento usati come baricentro di una gru sono fondamentali per non farla ribaltare. 100 kg di acqua che scorre in un canale idroelettrico sono detta comunemente energia guadagnata, positiva. Inseguire l'equilibrio pertanto richiede a volte che uno debba usare dei pesi ingenti. Il più bel soprannome, che mi ha dato un compagno di conservatorio, è stato "l'equalizzatore". La natura è intrisa di bilanciamenti, le masse e le energie come si sa non si distruggono, ma si trasformano tendendo sempre a ripristinare l'immobilità Immobilità che non è indifferenza. E' chiara la differenza tra ignorare, rifuggire, e contemplare, lasciarsi attraversare. Se mi arriva un peso addosso cerco di guidare quel peso in modo circolare intorno al mio baricentro. Se ci riesco mi ritrovo un energia a disposizione. Se la subisco mi ritrovo un'energia da dover smaltire. Se la fronteggio potrei perdere il confronto e trovarmi fratture. Trovare il controllo di me permette di identificare le masse (gli eccessi) entranti, identificarne il movimento e quindi, una volta riconosciute le forme di energia, devo solo scegliere come gestirle, ovvero come muoverle. Restituirle all'esterno, incamerarle all'interno se necessarie, o se guidarle a spirale fino a fermarle (caso per esempio di autodifesa da un'aggressione fisica).
Un detto cinese dice: diffida del saggio a cui non piace ballare. L'equilibrio ci da la forza di vivere, gli eccessi ci danno il gusto di vivere. A volte.

domenica 7 febbraio 2010

Capitolo III - Amore incondizionato

La prima discordanza impressa come un marchio a fuoco sul manto nero del puma ci mise diversi anni a mostrare le sue caratteristiche. I primi segni erano dei sorrisi gratuiti verso sconosciuti in fila alla posta. La gente si chiede come mai uno dovrebbe sorridere a chiunque incroci il tuo sguardo mentre stai facendo una fila. E' più naturale non guardare, oppure guardare con diffidenza. Sorridere a priori è fuori da ogni cognizione. Perchè cedere il passo a qualcuno all'ingresso in banca, sapendo che ti ruberà il posto, ti farà perdere 5 minuti del tuo tempo e non ti darà nulla in cambio? Potremmo spostare la questione su canoni legati allo scambio, al profitto o peggio alla ricerca istintiva di un'affermazione personale. Ma cedere a ciò significa rinunciare alla possibilità di capire il senso della gratuità. E' più facile chiedersi perchè uno fa qualcosa per qualcun altro, che chiedersi perchè non dovrebbe farlo. L'origine di tutto non è come erroneamente si potrebbe pensare nel contesto. Al contrario sono convinto che come i virus, come le risate, come le mode, anche la pace parte da un'interiorità, sia pure inconscia. Ad ogni modo devo piegarmi a concordare che questa discordanza del puma è ingiustificata e duplice. Non esce infatti solo dalla logica comune, ma infrange una ben più grande legge naturale. Gli animali non contemplano il concetto di gratuità. L'unico motivo per cui un elemento aiuta un altro è perchè insieme partecipano al rafforzamento del gruppo. Laddove ovviamente la specie inglobi la capacità di riunirsi in gruppi. Ci sono molte specie che non adottano questo strumento di sopravvivenza. Ad ogni modo anche l'immediatezza di un gesto sfugge alla visione globale di un concetto di investimento in larga scala sul proprio futuro. Come dire che anche l'imprenditoria è una forma miserevole di arte. Tornando però al tema principale e mettendo da parte questa osservazione della natura, non riesco ancora a rispondere al quesito sulle motivazioni che potrebbero spingere non uno scout ad aiutare una vecchina ad attraversare la strada, ma un impiegato di Milano a cedere il passo con la macchina. Ecco una frase servita su un piatto d'argento che piace tanto: l'uomo si distingue dagli animali. (e il puma dall'uomo eh eh) Perchè? Perchè l'uomo ha l'autocoscienza che gli ha dato il potere di crearsi un'anima, ok. Lo spirito risponde ad una morale sopra le religioni che introduce una forma unica in natura di amore. Non legata alla sopravvivenza intesa come concetto legato alla riproduzione. Un amore definito come benevolenza verso l'altro. Un amore che le culture, chi più chi meno, imprimono come senso di responsabilità piuttosto indefinito. Non si capisce bene infatti quando dobbiamo essere "we are the world" e quando "mors tua vita mea". Allora nascono due domande. Che scopo ha questo amore che si trova nelle culture di tutti i popoli? Ho forse già risposto parlando della coesione nel concetto di gruppo oppure no? Ammessa poi la validità di questi ideali, di questo valore, si attua o non si attua? Quando si e quando no? La domanda non è banale come sembra, perchè se uno dice di credere in qualcosa allora o la segue sempre o no. Non è che uccidere si fa qualche volta si e qualche volta no. O ammazzi o non ammazzi. Tutto il resto è compromesso. Il cristiano medio per esempio non può blaterare frasi distratte durante la messa e poi appena uscito prendere a schiaffi il primo che gli pesta i piedi. Ribadisco. tutto il resto è compromesso, o se preferite meno ipocritamente, sono scuse. Questa seconda domanda sul quando attuare o no un valore voleva essere retorica, va bene. La prima invece ammettete che è tosta. Mi piacerebbe confrontare milioni di risposte da persone di tutto il mondo. Manda un sms e partecipa rispondendo alla domanda (adesso va tanto di moda sta forma di guadagno no?): quale è lo scopo dell'amore verso il prossimo? Molto empiricamente non sto chiedendo perchè esiste, ma perchè dovrebbe continuare ad esistere. Tralasciando motivazioni che in qualche modo riconducono alla considerazione sul ritorno personale, quale altra ragione potrebbe spingere un uomo ad amare un altro essere animato o anche non animato (c'è anche chi manifesta questo comportamento verso il proprio orsacchiotto). Il puma continua tutt'ora a fare sessioni di caccia notturna per trovare questa risposta come una preda deliziosa. Per ora accetta il fatto di avere questo marchio a fuoco impresso dalla nascita. Accetta anche di essere deriso, colpito e ferito per questo. Giuro succede. E ride perchè è un pò come immaginare uno che spara a Gandhi per paura di essere accoltellato da lui! Come dice sto tizio Max Kosmos in un vecchio brano che allego ( Il Volo notturno), il puma è un animale, un predatore che caccia di notte, ma è dolce e tenero come un bimbo che sogna. Dove tanti vedono ingenuità infantile io continuo a vedere salde radici di ideali. Il cinismo è come l'acqua aggiunta ai colori di un quadro. Inoltre, a proposito di colori, il bianco e il nero non si discutono. Tutto gli altri colori hanno motivi, ragioni, scusanti, validità, incoerenza, evoluzione, ipocrisia e ovviamente senso.

lunedì 1 febbraio 2010

Capitolo II - Discordanza

La discordanza in alcuni casi è un dono che ti rende protagonista e famoso. In altri casi è una condanna che ti isola dagli affetti.
La piccola creatura intraprese immediatamente e precocemente il suo cammino nel mondo degli affetti con tutto l'entusiasmo del caso. Già da giovanissimo aveva trovato la compagna della sua vita. Mi ricordo ancora il giorno che pronunciò le sue "ultime parole famose": con lei vivrò tutta la vita, la amerò e avrò cura e rispetto di lei. In realtà era solo la prima di oltre cento disavventure che l'avrebbero portato dal cielo al fetido puzzo del cinismo. E viceversa. Ma non è tanto il caso di soffermarsi sul rapporto di coppia che non va. Quanto sul concetto di discordanza. Un legame nasce per tante ragioni e in tante modalità. Ci si lega perchè ci si riconosce simili, oppure al contrario perchè si cerca la diversità. Si va daccordo con chi ci capisce e previene ogni nostro desiderio e ogni nostra necessità. Ma non si riesce anche a fare a meno di desiderare chi non ci capisce e ci spalma di bianco e nero a seconda dell'umore. Quest'ultima modalità oltre a non capirla ancora bene mi sta di un antipatico incommensurabile. E' possibile unire diversità di razze, professioni, segni zodiacali, caratteri e addirittura odori chimici incompatibili. Ma la discordanza no. Non va daccordo con nulla. Allora vale la pena di provare ad identificarla per cercare di capirla. Se l'incompatibilità stesse solo nella diversità offenderei il genere umano. Non che per altre questioni non meriti di essere offeso. Non seguire una moda è diversità. Non volersi omologare alle abitudini, cercare la propria creatività nell'innovazione, mettere sempre in discussione le regole, voler cercare metodi e percorsi alternativi o opposti anche se con avveduta ragione, sfuggire ai messaggi dei mass media. E ancora irrigare campi interi di incontaminata sensibilità, ostentare l'affetto oltre il verosimile concepito, pasteggiare con gusto la gratuità. Tutti questi e innumerevoli altri esempi di forme di dissonanza hanno tutti un fattore comune ed è lì che si trova la ragione del fallimento della discordanza nella sopravvivenza affettiva: la sopravvivenza di una specie risiede nella sua capacità di coesione in gruppi organizzati e omogenei. Non è quindi tanto importante il valore assoluto di un'idea o di un principio. Molto più determinante è il rappresentare profondamente e non superficialmente la garanzia di omogeneità. In essa ci sono già tutti i parametri riconosciuti di ottemperanza ai doveri di sopravvivenza della specie. Non di evoluzione. Di sopravvivenza. Come le grandi tette per gli uomini, le spalle per le donne. Come i gesti di maternità di una femmina o la riconoscibilità come leader di un maschio. Sono le regole del gruppo. Non ha la minima rilevanza la giustezza delle motivazioni di un discordante.
Per fortuna non consideravano ciò tutti coloro che nella storia hanno vissuto la missione dell'evoluzione con diritto ottenuto per nascita cerebrale. Altrimenti invece che scrivere con i tasti della mia tastiera adesso starei scolpendo la pietra.
Resta ancora da vedere un secondo tipo più grave di discordanza: quella interiore. Questa si che è veramente dannosa; non solo per i legami, ma soprattutto per noi stessi. Ce se ne deve occupare presto di questo tema che sembra apparire subito come una macchia di colore indefinito.
Comunque il pumetto era contento della lucentezza del suo manto sempre più nero. Di fronte a certe scoperte concettuali che ti danno la tranquillità interiore dell'essere coerenti, si verifica la magia del volersi bene. E poco importano i dettagli pratici di come gestire il problema fisico degli affetti. Per ora.