
Ho avuto una automobile molto bella diversi anni fa. Era la mia prima macchina e l'ho desiderata e pianificata per diversi anni. Ho sognato di essa per molto tempo e ho impegnato spesso la mia vita per arrivare ad avere i mezzi per poterla acquistare. Sono una persona fortunata perchè ho sempre avuto chiaro in mente cosa dovesse rappresentare questo strumento. L'automobile per me doveva rappresentare un mezzo per esaltare la mia voglia di libertà. La possibilità di rendere il mondo più a portata di mano e il potere di viaggiare nello spazio e nel tempo. Trasformare i metri e le mezz'ore percorsi a piedi in kilometri e minuti sfrecciati nel vento.
E' chiaro che la scelta del modello non potesse essere direttamente collegata a questi principi. La società e la nostra apparenza ci guidano attraverso parametri che commercialmente sono tutt'altro. Comunque scelsi con cura il modello con le rifiniture, le prestazioni, i consumi e l'estetica che ritenevo per me le migliori, in relazione al budget raggiunto. Ricordo chiaramente la gioia di quei giorni in cui questo sogno si realizzava. Rispetto a una vita, intensi, incoscienti, fugaci e brevi. Proprio come un orgasmo. Ma le energie vanno contemplate tutte nel bilancio dell'equazione. Non posso non considerare una certa ansia sopraggiunta nel lasciare parcheggiato il mio gioiello in certe strade della impietosa e ambigua Roma. Oppure la stretta al cuore il giorno del primo graffio. Tanta e tale era la perfezione di questo oggetto da bacheca che contrastava nettamente con il concetto di uso. Poi il mondo mi crollò addosso il giorno che per distrazione feci il mio primo incidentucolo con danni non gravi, ma che mi ributtava nel baratro dell'impotenza di studentello squattrinato. Da lì la via sempre in discesa fatta di costi di manutenzione molto alti seppure doverosi per un'auto del genere, bocconi amari a base di chiavi che sfreggiano la fiancata, un secondo incidente con un pazzo furioso che mi venne addosso mentre ero fermo ad un incrocio, giorni e giorni di forzata astinenza per un problema che l'elettrauto non riusciva a risolvere... Sempre peggio fino al punto di non avere la certezza di riuscire ad accenderla e quindi la garanzia di poterla usare, per via di un problema con la pompa di benzina. Niente pesa più dell'assenza quanto la mancata promessa di presenza. Ho passato anni da solo senza avere una ragazza e non sono stati così pesanti e tristi come i due mesi in cui ne ho avuta una che era solo una chimera.
Spinto più che altro dalla impellente necessità decisi di comprare un'auto usata da pochissimi soldi da dare via appena risolti i problemi. Presi quindi una Golf del 1982 sverniciata, con l'impianto GPL, più di ottocentomila kilometri percorsi, brutta ma onorevolmente ben tenuta e funzionante. Ecco, partirei da qui. Devo correggermi, era perfettamente funzionante. Non aveva minimamente lo scatto e la velocità della mia prima, ma arrancando e difendendosi anche nelle salite mi portava ovunque con dignitosa professionalità. E dove sta scritto che la libertà viene esaltata da un affondo sull'acceleratore? Se fino a quel giorno il mio portafoglio vedeva uscire quarantamila lire a settimana, improvvisamente con l'impianto GPL ero passato a quindicimila lire al mese. Ero libero di girare con la macchina per ore senza preoccuparmi minimamente dei soldi e avevo un nuovo potere economico da spendere per qualche altro piacere della vita che non fosse benzina. Non ho mai chiuso gli sportelli e non mi sono mai preoccupato di dove parcheggiassi la mia Golf. Spaventosa l'idea da parte di un ladro di accolarsi quel peso, e probabilmente lo sfreggiatore di turno avrebbe avuto timore di rovinarsi la chiave con la ruggine sotto la vernice! Cosa poteva dare più senso di leggerezza di questo. Come è possibile avere una sensazione di soddisfazione che non proviene dall'idea di eccellenza comune? La perfezione ci rende sempre schiavi dell'irraggiungibilità. Chi come me adora la pace e la libertà non può non trovare nell'umiltà un'oasi della propria essenza naturale.
Ci sono diverse persone al mondo che hanno riempito il proprio cuore di immondizia, di lavoro, di falsi interessi, di se stessi. Tutto questo nasconde la tristezza di un'incoscienza della propria via della felicità. Questa incoscienza indotta a volte è l'unico modo che conosciamo per sopravvivere al peso del conformismo, del messaggio arido che la società ci manda, tutto rivolto a un individualismo contro la natura di ogni essere vivente e contro l'essenza della natura. Siamo un pò come gli abitanti di Matrix che aspettano di essere svegliati da una vita di interfaccia che nasconde la nostra vera essenza con una bella ma mendace apparenza. Riporto una frase di Jim Morrison che mi ha colpito molto: "Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire". Al solito il lavoro maggiore va fatto sul controllo della propria energia, in questo caso un ascolto primordiale della nostra natura. Capire nell'intimo del nostro cuore cosa ci rende veramente felici è la chiave della sopravvivenza del nostro spirito.
E' più facile poi bilanciare l'energia quando si ha una profonda conoscenza del fulcro della leva dei nostri sentimenti.
