
Inseguo quotidianamente il principio dell'equilibrio da molti anni. Da 20 circa pratico infatti una disciplina, il Tai Chi, che fonda tutta la sua forza sul bilanciamento delle energie. Ci sono molti modi di percepire uno sbilanciamento di energie. Un eccesso è una deviazione dei pesi verso gli estremi. Bisogna quindi stabilire innanzitutto qual'è il centro. Se il centro è l'essere umano la storia e la sociologia sono lo strumento per capire il baricentro. Se parli invece di amore, divertimento o ti riferisci ad un io interiore, è l'equilibrio interiore di ciascuno il punto cardine. Ognuno rappresenta un universo di parametri e unicità. Per cui non è possibile stabilire a priori un ideale asse assoluto. Però è guardando noi stessi con la capacità di una psicoanalisi che possiamo stabilire cosa ci porta fuori dall'orbita. Questo chiaramente non include aspetti di carattere oggettivo empirico. Per esempio non c'è bisogno di discutere su come capire quanta cioccolata bisogna mangiare per sentirsi male! Per quanto per esempio discutevamo in sede di corso di educatori scout tanti anni fa su quale fosse la quantità tollerabile di alcohol per un ragazzo. Il docente affermava che tale quantità è pari a zero. Qualunque numero sopra lo zero è solo dannoso. Personalmente invece posso usare questo esempio per chiarire cosa intendo per baricentro. Io timidello introverso adolescente ho tratto molto giovamento dalle sbronzette prese al liceo, poichè rispetto al centro già idealista e razionale del mio carattere questo eccesso in realtà ha bilanciato l'equazione. Un mio compagno di classe invece è morto di overdose pochi anni fa. Per lui questo eccesso non bilanciava un fico secco.
Tornando a monte credo che spostare il unto di vista sull'egocentrismo ci risparmi di dover parlare del concetto di paragone. Diversamente infatti per sapere se stai amando troppo dovresti sapere che significa amare di più. Arriveremmo in un batter d'occhio alle domande sui confini dell'universo. Invece guardare al proprio equilibrio interiore significa giudicare e riconoscere un eccesso relativamente al nostro storico personale. L'altro mio chiodo fisso è rappresentato dall'importanza degli eccessi. L'energia non è ne positiva ne negativa. E' il nostro controllo di essa che la rende schierata e categorizzata. per voler fare l'ingegnere (ma per carità rinnego immediatamente) 100kg di cemento che viaggiano sulla mia testa sarebbero indicati come energia negativa (per me). Gli stessi 100 kg di cemento usati come baricentro di una gru sono fondamentali per non farla ribaltare. 100 kg di acqua che scorre in un canale idroelettrico sono detta comunemente energia guadagnata, positiva. Inseguire l'equilibrio pertanto richiede a volte che uno debba usare dei pesi ingenti. Il più bel soprannome, che mi ha dato un compagno di conservatorio, è stato "l'equalizzatore". La natura è intrisa di bilanciamenti, le masse e le energie come si sa non si distruggono, ma si trasformano tendendo sempre a ripristinare l'immobilità Immobilità che non è indifferenza. E' chiara la differenza tra ignorare, rifuggire, e contemplare, lasciarsi attraversare. Se mi arriva un peso addosso cerco di guidare quel peso in modo circolare intorno al mio baricentro. Se ci riesco mi ritrovo un energia a disposizione. Se la subisco mi ritrovo un'energia da dover smaltire. Se la fronteggio potrei perdere il confronto e trovarmi fratture. Trovare il controllo di me permette di identificare le masse (gli eccessi) entranti, identificarne il movimento e quindi, una volta riconosciute le forme di energia, devo solo scegliere come gestirle, ovvero come muoverle. Restituirle all'esterno, incamerarle all'interno se necessarie, o se guidarle a spirale fino a fermarle (caso per esempio di autodifesa da un'aggressione fisica).
Un detto cinese dice: diffida del saggio a cui non piace ballare. L'equilibrio ci da la forza di vivere, gli eccessi ci danno il gusto di vivere. A volte.

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